Fettuccine alla Alfredo: la vera storia del piatto romano che il mondo crede americano
Se si chiede a Google quale sia la ricetta italiana più cercata al mondo, la risposta sorprende quasi tutti gli italiani.
Non è la carbonara, non è il ragù alla bolognese, non è il tiramisù. Secondo un'analisi di Affidabile.org su dati Google Trends, ripresa da WineNews nell'aprile 2025, in cima alla classifica ci sono le Fettuccine Alfredo, cercate soprattutto da Malta, Stati Uniti, Australia e Canada.
Il paradosso è che in Italia quel nome non dice quasi nulla. Fuori da Roma nessuno ordina le "Alfredo", e chi le assaggia in un ristorante americano, coperte di panna, pollo e broccoli, è convinto di trovarsi davanti a un'invenzione d'oltreoceano. Eppure Alfredo è esistito davvero, era romano, e il suo piatto è quanto di più italiano si possa immaginare: fettuccine, burro e parmigiano. Nient'altro.
Un piatto antico quanto Roma
Pasta, burro e formaggio stanno insieme da molto prima di Alfredo. Intorno al 1460 Maestro Martino da Como, cuoco attivo a Roma, descrive nel suo "Libro de arte coquinaria" i "maccaroni romaneschi", cotti in brodo grasso o in acqua e conditi con burro fresco, buon formaggio e spezie dolci. È il precedente documentato di un gesto che nelle case italiane non si è mai interrotto.
Per questo, quando un italiano sente parlare di Fettuccine Alfredo, pensa semplicemente alla pasta al burro, quella dell'infanzia, dei giorni di convalescenza, delle sere in cui il frigorifero è vuoto. Il merito di Alfredo non è stato inventare un abbinamento, ma portarlo a una perfezione tale da farne uno spettacolo.
1908, una trattoria in piazza Rosa
La storia, così come la tramanda la famiglia, comincia nel 1908 (alcune fonti indicano il 1907) nella trattoria che la madre Angelina gestiva in piazza Rosa, una piazzetta del centro di Roma scomparsa pochi anni dopo per far posto alla Galleria Colonna, oggi Galleria Alberto Sordi. Alfredo Di Lelio lavora lì, e sua moglie Ines, dopo la nascita del primo figlio Armando, è debilitata e senza appetito.
Alfredo prepara allora per lei un piatto di fettuccine fatte con le sue mani, condite con molto burro e parmigiano. Il sito del ristorante di famiglia riporta anche la battuta con cui gliele avrebbe servite: se non ti piacciono, me le mangio io. A Ines piacciono, al punto da suggerire di metterle nel menu. Va detto con onestà che si tratta di un racconto familiare, non di un documento d'archivio, ma è un racconto che nessuno ha mai smentito e che spiega bene la natura del piatto: cibo di cura, prima che di spettacolo.
Nel 1914 Alfredo apre un locale tutto suo in via della Scrofa. Le fettuccine diventano la specialità della casa e lui stesso le manteca davanti ai clienti, con una gestualità teatrale che i cronisti dell'epoca paragonano a quella di un direttore d'orchestra.
Hollywood a via della Scrofa
La svolta arriva dall'America. Nel 1920 Douglas Fairbanks e Mary Pickford, le due più grandi stelle del cinema muto, sono a Roma in luna di miele e mangiano da Alfredo. Nel 1927, come ricostruisce lo storico della gastronomia Luca Cesari sul Gambero Rosso, i due attori gli regalano una forchetta e un cucchiaio d'oro con la dedica "To Alfredo the King of the noodles". Da quel momento le posate d'oro diventano parte del rito.
La fama corre veloce tra i viaggiatori americani. Già nel 1922 Sinclair Lewis, nel romanzo "Babbitt", fa citare a un suo personaggio "una piccola trattoria in via della Scrofa dove si mangiano le migliori fettuccine del mondo". La scrittrice di guide Clara Laughlin annota che la maggior parte dei viaggiatori arrossirebbe ad ammettere di essere stata a Roma senza aver mangiato le fettuccine al burro di Alfredo.
Nel 1933 il ristoratore e giornalista americano George Rector descrive la scena con parole rimaste celebri: mentre un violinista suona, Alfredo celebra la cerimonia con forchetta e cucchiaio d'oro massiccio, e le fettuccine "non le cucina, non le fa: le realizza".
Due ristoranti, un solo nome
Nel 1943, in piena guerra, con farina, uova e burro sempre più difficili da trovare, Alfredo cede il locale di via della Scrofa. Nel 1950 riapre insieme al figlio Armando in piazza Augusto Imperatore, con l'insegna "Il Vero Alfredo". Morirà nel 1959.
Da allora a Roma i ristoranti che rivendicano l'eredità sono due, a poche centinaia di metri l'uno dall'altro: Alfredo alla Scrofa, nella sede storica, e Il Vero Alfredo, ancora guidato dalla famiglia Di Lelio con la nipote Ines. Entrambi hanno le pareti tappezzate di fotografie di celebrità, ed entrambi servono le fettuccine mantecate al tavolo.
Come l'America ha cambiato la ricetta
Mentre a Roma il piatto restava identico, negli Stati Uniti prendeva un'altra strada. Il nome "Alfredo" si stacca dall'uomo e diventa una salsa. Nel 1966 la Pennsylvania Dutch Noodle Company mette in commercio delle fettuccine con una ricetta "Alfredo" che, oltre a burro e parmigiano, prevede formaggio svizzero e panna. È l'inizio della versione che oggi il mondo conosce: una crema bianca e densa, spesso venduta in barattolo, a cui si aggiungono pollo, gamberi o broccoli.
In Italia nel frattempo il piatto continua a vivere sotto altri nomi. I ricettari lo chiamano "tagliatelle al burro" nel 1948, e "fettuccine al triplo burro" in Luigi Carnacina nel 1961. Nessuno sente il bisogno di citare Alfredo, perché per un italiano quella non è una ricetta d'autore, è semplicemente casa.
Così si spiega il paradosso di partenza: il mondo cerca su Google un piatto romano convinto che sia americano, e gli italiani lo mangiano da sempre senza sapere che all'estero ha un nome proprio. Ogni 7 febbraio, negli Stati Uniti, si celebra perfino il Fettuccine Alfredo Day.
La ricetta autentica: tre ingredienti e un gesto
La ricetta attribuita ad Alfredo Di Lelio prevede soltanto fettuccine all'uovo, burro e parmigiano giovane. Niente panna, niente aglio, niente pollo. La cremosità che gli americani cercano nella panna nasce in realtà dalla mantecatura: la pasta, scolata al dente e ancora umida della sua acqua di cottura, viene girata a lungo con il burro e il formaggio finché i tre elementi si legano in una crema lucida.
Con tre ingredienti non c'è modo di nascondersi, e tutto dipende dalla loro qualità. Serve una pasta che tenga la cottura e trattenga il condimento, come le fettuccine e le tagliatelle all'uovo dei pastifici artigianali che selezioniamo su 360ItalyMarket. Servono un buon burro e un parmigiano grattugiato al momento.
Il resto è il gesto, lo stesso che Alfredo ripeteva davanti a Fairbanks e Pickford. Chi lo prova una volta capisce perché, dopo più di un secolo, il mondo continua a cercarlo.
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